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Ricette - Antipasti
PROSCIUTTO DI MONTONEIngredienti: Una coscia di montone fresca di macellazione,kg.1 di sale fino,gr.100 di bacche di ginepro,20 foglie di alloro,gr.150 di pepe nero macinato al momento,gr.100 di semi di finocchietto selvatico.E' già da qualche anno che mi diverto a creare nuovi salumi, avendo anche a disposizione parecchia materia prima. Infatti in azienda allevo maiali, vitelli, conigli e pecore. Ed è proprio da queste ultime che, qualche anno fa, m' è venuta l'idea di provare a salare una coscia di un montone appena macellato. All'inizio ho avuto delle difficoltà di salagione, in quanto, essendo la coscia di montone molto più piccola di quella di maiale e pur avendo capito che i tempi di permanenza in salamoia dovevano essere inferiori, non riuscivo a calibrare bene tali tempi. Prova e riprova alla fine il risultato sembra essere più che soddisfacente. Infatti, essendo la coscia di montone pesante tra gli otto e i dieci kg, sono riuscito a stabilire che i giorni di salagione non devono essere inferiori a 5 e superiori a 7. Naturalmente insieme al sale uso metterci vari aromi tra cui alloro, bacche di ginepro, rosmarino e semi di finocchietto selvatico. Dopo i fatidici giorni di salagione il prosciutto deve essere lavato con Fiano di Avellino DOCG e successivamente speziato con pepe nero macinato a grana grossa e timo. Il tempo farà il resto...Dalla degustazione, trascorsi min 4 mesi, possiamo percepire sentori molto forti che vanno naturalmente dal caratteristico sapore ovino( franchezza accentuata )all'aromaticità intensa del mix di spezie consunte nella settimana di salagione che conferiscono a questa prelibatezza un sapore unico. Per quanto riguarda l'abbinamento consiglierei un rosso robusto del territorio con 8 mesi di passaggio in legno( meglio in tonneaux che in barrique) essendo in Irpinia, quindi, un Aglianico di Taurasi.
La Gelatina di maiale all'alloro
In abbinamento credo proprio che il meraviglioso Coda di Volpe, naturalmente annata 2006,di Vadiaperti sia più che giusto.
Ecco un piatto molto particolare che si usava fare anni fa. Ormai anche la materia prima non si trova più. Ma noi siamo tosti, perseguiamo pervicacemente la nostra mission: mantenere vive e tramandare le ricette e le tradizioni enogastronomiche della nostra terra. Non so se alcuni di voi ricordano i vecchi trerrote nei quali ci imbattevamo noi ragazzi (allora) che andavamo facendo il giro delle feste di paese del circondario per adocchiare belle ragazze da corteggiare. Su questi trerrote erano esposti in bellavista i grandissimi limoni di Sorrento e infilzati nei perni appuntiti del bancariello dei musi di vitello e dei piedi. Sul tagliere pronto ad accogliere il muso da affettare, insieme all’affilatissimo coltellaccio l’immancabile corno di mucca che fungeva da contenitore per il sale. La solita domanda che ponevamo al buon’uomo che ci invitava ad appropinquarci alla bancarella era:” Ma a’ zizza nun’a tieni?” Perché era il pezzo più gustoso dell’assortimento che comprendeva anche” ‘o père e o’ musso”. Per chi non è campano, ‘a zizza è la mammella dell’animale (e non solo) che può essere sia mucca che pecora. Anzitutto va messa a bagno in acqua e sale per circa quattro ore per far scaricare il latte ancora rimasto nelle ghiandole mammarie. Qundi si procede a lessarla in acqua, sale e un po’ di aceto, mediante una cottura molto lenta a fuoco basso per più di un’ora. Si fa raffreddare, si eliminano i residui di grasso e poi si taglia o a tocchetti oppure a fettine sottilissime. Per condimento l’ideale è l’olio di Ravece con sale grosso e limoni della costiera sorrentina. Bei tempi…sono rimasto molto legato a questo piatto, non so se perché mi ricorda i tempi dei corteggiamenti, o per le qualità organolettiche del cibo, oppure per tutt’e due le cose…
La cipolla ramata di Montoro imbottita Montoro e la sua piana hanno svolto per l’Irpinia, nel tempo , la funzione che l’agro Nocerino-Sarnese ha svolto per Napoli : il bacino di approvviggionamento di tutti gli ortaggi e le verdure. Quando a Napoli si parlava di vino, per indicare il meglio nelle immediate vicinanze, si faceva riferimento a Gragnano, quando si parlava di pomodori a S. Marzano e di ortaggi in generale all’Agro Nocerino-Sarnese. In Irpinia , era risaputo che i migliori pomodori, le migliori patate, le migliori cipolle, venissero da Montoro, tant’è che nel solito “gioco” degli appellativi campanilistici i montoresi erano chiamati “cipollari”. Ma la fama della cipolla Ramata montorese non è per nulla usurpata perché essa presenta caratteristiche organoelettiche particolarmente apprezzate sul mercato sia nazionale che estero, per il suo sapore dolce, per la tenuta di cottura e la sua capacità di conservarsi a lungo.
Preparazione Ingredienti : 4 cipolle di media grandezza - 3 fette di pane raffermo – 8 alici salate deliscate e tritate – 1 cucchiaio di capperi tritati – 1 cucchiaio di uva sultanina – 1 cucchiaio di pinoli- 1 cucchiaio di nocciole tostate tritate – 3 cucchiai di mosto cotto – 2 cucchiai di olio di oliva di Ravece dop Procedimento: Sbucciare le cipolle e con uno scavino eliminare la polpa interna quindi immergerle in una bacinella con acqua fredda allo scopo di scaricare la piccantezza della cipolla e farle riposare per una decina di minuti. Nel frattempo mettere in ammollo in acqua fredda le fette di pane,strizzarle e riporle in una ciotola,aggiungere tutti gli altri ingredienti ad eccezione dell’olio e formare un impasto compatto.Trascorsi i dieci minuti togliere le cipolle dall’acqua ,asciugarle e riempirle con l’impasto preparato quindi riporle in una teglia con i due cucchiai di olio e farle cuocere nel forno per circa 20 minuti a 150 °C. Possono essere servite sia calde che fredde ed in ogni caso ricoperte con abbondante mosto cotto.
Frittata alla menta e latte di bufala Ingredienti:
Ingredienti per 4 persone: Esecuzione
Quando arrivano in tavola questi fagottini ancora bollenti in cui mozzarella filante si adagia sulla dorata carrozza dei doratissimi dischetti di morbido pane che insieme a quello dell’uovo ne esaltano il sapore, un brivido di golosità passa sui volti di tutti i commensali.” Non di rado ho visto anche usare lo spago da cucina per “impacchettare” le fette di pane affinchè la mozzarella non fuoriuscisse, oppure aggiungere alle fette di mozzarella qualche fetta di prosciutto cotto, oppure un filetto di acciuga dissalata, o usare al posto del “pane cafone “ raffermo il pan carrè…ma fa parte del gioco, ognuno ha la sua variante!!! |






















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