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Eventi del vino



Indice

Vigne storiche

I viticoltori del tempo

A Radici wines, il prosciutto di montone

I falò di Tecce

Convegno Assoenologi: Vigne e territori

Slowine a ... tavola

Fiera enologica di Taurasi

Fiano Music Festival nona edizione, prima serata

Fiano Music Festival nona edizione, seconda serata

I vini del food show di Ponteromito

Montemarano, la 29esima sagra del vino

Convegno Fisciano

Premiazione Radici

Salvatore Molettieri

Oi Nì Tenuta Scuotto

 

 


Vigne storiche, Daniela De Gruttola Presidente



E' il risultato dell'assemblea tenutasi a Fisciano presso la sede dell'Osservatorio dell'Appennino Meridionale, ospitata dal Campus dell'Università degli Studi di Salerno. Insieme a Daniela, eletta presidente, sono nel nuovo direttivo, Alfonso Arpino cantina Monte di Grazia, Marisa Cuomo

titolare dell' azienda omonima, Luigi Reale della cantina Reale Andrea. Inoltre, Antonio Papa della cantina Gennaro Papa, Generoso Cresta sindaco di Castelfranci ed Elda Maddalena referente di Regina Viarum, nonostante donna , eletta insieme agli altri due sovracitati nel collegio dei “ probi viri”. Vicepresidenti Raffaele Ferraioli sindaco di Furore e Raffaele Beato direttore dell'Osservatorio Appennino Meridionale. Sono circa quaranta le aziende candidate ad ottenere il permesso all'uso del logo registrato di “vino da Vigne Storiche”, rispetto alle duecento e più che ne avevano fatto richiesta. Oltre a questo permesso,prima di commercializzare tale vino le aziende dovranno sottoporlo ad una serie di analisi presso il “ Prodal” che è il centro agroalimentare della Regione Campania con sede sempre a Fisciano nella città universitaria. Il progetto Vigne Storiche, almeno nelle parole di Raffaele Beato, dovrà portare le istanze enoiche del territorio ed interagire con esso nell'ambito di un più vasto coinvolgimento delle municipalità per il loro stesso sviluppo. Perciò l'assemblea ha voluto la presenza degli enti comunali negli organismi dell'associazione. La nostra impressione, a giudicare dall'animata discussione generatasi su una iniziale volontà di escludere i comuni o qualche comune dagli organismi decisionali, è che sarà difficile che tali enti locali, o meglio i politici che li rappresentano, riusciranno a trovare un'intesa quando ci saranno in gioco interessi di campanile, ma comunque non impossibile.



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I viticoltori del tempo



Per " Viti Monumentali e/o Vigne Storiche" si intendono soggetti singoli o organizzati in vigneti specializzati, ed impiantati da almeno 50 anni e che hanno elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio locale. Si definiscono invece " Secolari", le viti e le vigne che hanno superato il secolo di vita.

Questo è l'incipit della bozza di statuto della nuova associazione in imminenza di costituzione, illustrata nel corso dell'incontro tenutosi il 24 Maggio presso la sede dell'Osservatorio dell'Appennino Meridionale nel Campus Università degli Studi di Salerno. Aderiscono a tale iniziativa i soci produttori, insieme all' Osservatorio , ai trasformatori singoli o associati di uve provenienti da viti e vigne storiche ed ai comuni che comprendono nel proprio territorio una o più di queste realtà.

L'acronimo che contraddistingue tali produttori, non poteva essere altro che VI . TE . (viticoltori del tempo). Dopo la breve introduzione del presidente del Consorzio Osservatorio Appennino Meridionale, prof.Aurelio Tomasetti, docente di economia aziendale, volta soprattutto a ringraziare i presenti ed il gruppo di lavoro anima del progetto, c'è stata l'appassionata relazione del direttore, dott. Raffaele Beato, che pur avendo smesso la sua attività istituzionale da dirigente della Regione Campania già da ben sei anni, ha fatto percepire a tutta la platea la forte passione con la quale porta avanti il progetto nel suo nuovo ruolo. "Abbiamo inoltrato un'istanza agli organismi dell' OCM vini affinchè rivedano la loro scellerata posizione di incentivare l'estirpazione dei vigneti storici", ha detto il direttore, "consentendoci, così, che si possa aprire una fase di identificazione qualitativa di un territorio". Dallo statuto e dalle parole dei relatori e degli intervenuti, si risale allo scopo dell'associazione . A cominciare naturalmente dalla salvaguardia, tutela e promozione di un patrimonio ampelografico di straordinario valore storico-culturale, fino ad implementare il valore della bio-diversità. Ultimamente infatti, grazie al lavoro dello staff tecnico della Regione Campania, sono stati riscoperti altri cinquanta vitigni di cui si erano perse le tracce. "La promozione e la valorizzazione turistica dei territori di ricaduta delle "Vigne Storiche" è un'altra delle finalità che rientrano nel progetto complessivo che prevede", ha ribadito il dott. Di Lena, altra colonna del gruppo di lavoro, "il coinvolgimento dei comuni interessati, insieme ai quali si farà un grosso lavoro di comunicazione sul "monumento vite" inteso come elemento che fa la storia, e quindi da ammirare, da visitare e da toccare. In un momento in cui i consumatori sono "in libera uscita", in quanto in un paese di circa sessanta milioni di abitanti, solo sette milioni sono abituali consumatori di vino, con un consumo pro-capite che è sceso dai 110 lt degli anni settanta agli attuali 40 lt, esiste anche un problema di quotidianità da curare. E quindi comunicare il vino attraverso la sua memoria storica , portare i consumatori nei territori delle Vigne Storiche, può essere un ulteriore elemento di riavvicinamento". La nutrita partecipazione all'iniziativa, e la folta presenza all'incontro testimoniano la sensibilità delle aziende rispetto all'identificazione di cloni "testimoni del tempo" e di un sano ambientalismo, che implicherà sicuramente una maggiore visibilità dei produttori e dei relativi"soggetti secolari", per i quali sono in corso le procedure per il riconoscimento da parte del Ministero dei beni culturali ed ambientali .



Molti anche gli interventi dei singoli produttori, tutti entusiasti dell'iniziativa, tra cui Giuseppe Apicella e Luigi Reale di Tramonti, che possono vantare vigne storiche di Tintore e Piedirosso, di Gennaro Papa con il suo Falerno del Massico, Luigi Tecce e Daniela De Gruttola con l'aglianico di Taurasi, Serramanco di Tenuta Mainardi di Acquara, Vincenzo Di Meo de La Sibilla con il Piedirosso dei Campi Flegrei ed altri." Il 75% della produzione agricola d'eccellenza ( doc, docg, dop e igp) viene dalle zone interne collinari e montuose, ed è da lì che partiremo con le nostre iniziative a sostegno del progetto Vigne Storiche", conclude così Raffaele Beato, ...di nome e di fatto, alla luce della grande voglia di partecipazione che si toccava con mano.

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A Radici wines, il prosciutto di montone

Complice il languorino che inondava la parte mediana del corpo di alcuni partecipanti alla manifestazione, tal Ada Sguazzo in primis, Marina Alaimo in secundis, e accodatisi alla iniziativa mangereccia anche i produttori di vino Giovanni Gagliardi, Sara Carbone, Franceso De Franco, nonchè i degustatori e wine-writers Jeremy Parzen, Ryan Opaz (tuttaunaparola), David Barrygreen e Marilena Balletta, abbiamo raggiunto l'infaticabile Giulia Cannada Bartoli in sala stampa armati di prosciutto di montone (io) e cartone di Taurasi (Michele D'Argenio). L'intitolazione del post è d'obbligo, in omaggio alle ottime performances degli ultimi tempi dell'amico Giancarlo, che sembra aver trovato una nuova stagione di espressione. Sia chiaro, tutto documentabile attraverso filmati di telecamere a circuito chiuso piazzate "a sua insaputa"(ci credete?) a mò di cimici in una stanza dove ha recentemente soggiornato...Ma veniamo al dunque. Dopo le varie peripezie per dotarci di alcuni tarallucci, il vino c'era, e di un coltello per affettare il prosciutto, e dopo i momentanei "forfait" del Pigna e del Campanile (abbiamo saputo che, successivamente, di nascosto hanno raggiuto la sala stampa e oltre la polpa rimasta, hanno sgranocchiato perfino l'osso del prosciutto), armatosi di un coltellino a sega(ironia dell'argomento...), l'unico che siamo riusciti a recuperare nella meravigliosa struttura di Borgo Egnazia, con santa pazienza, Michele D'Argenio, anche portatore sano di Taurasi Vigna Vinieri 2003, 2004, 2005...ecc, ecc, ha iniziato a "strazzare", non tagliare, la coscia di...montone, solo così si può definire l'operazione portata avanti con quell'arnese che il maitre della struttura definiva coltello. Al primo boccone già un successo, a tal punto che, a chi mi chiedeva la ricetta, non ho pututo far altro che rimandarli in quel di Bargecchia.

Ma il mastino Ryan Opaz, non mollava la presa, e ho dovuto promettergli l'invio telematico del tutto, mi dispiace Novella, ma in lingua inglese. Pertanto, voglia tu, cortesemente pensare alla traduzione della seguente ricetta :



Ingredienti :

Una coscia di montone fresca di macellazione,kg.1 di sale fino,gr.100 di bacche di ginepro,20 foglie di alloro,gr.150 di pepe nero macinato al momento,gr.100 di semi di finocchietto selvatico



Procedimento :

E' già da qualche anno che mi diverto a creare nuovi salumi, avendo anche a disposizione parecchia materia prima. Infatti in azienda allevo maiali, vitelli, conigli e pecore. Ed è proprio da queste ultime che, qualche anno fa, m' è venuta l'idea di provare a salare una coscia di un montone appena macellato. All'inizio ho avuto delle difficoltà di salagione, in quanto, essendo la coscia di montone molto più piccola di quella di maiale e pur avendo capito che i tempi di permanenza in salamoia dovevano essere inferiori, non riuscivo a calibrare bene tali tempi. Prova e riprova alla fine il risultato sembra essere più che soddisfacente. Infatti, essendo la coscia di montone pesante tra gli otto e i dieci kg, sono riuscito a stabilire che i giorni di salagione non devono essere inferiori a 5 e superiori a 7. Naturalmente insieme al sale uso metterci vari aromi tra cui alloro, bacche di ginepro, rosmarino e semi di finocchietto selvatico. Dopo i fatidici giorni di salagione il prosciutto deve essere lavato con Fiano di Avellino DOCG e successivamente speziato con pepe nero macinato a grana grossa e timo. Il tempo farà il resto...Dalla degustazione, trascorsi min 4 mesi, possiamo percepire sentori molto forti che vanno naturalmente dal caratteristico sapore ovino( franchezza accentuata )all'aromaticità intensa del mix di spezie consunte nella settimana di salagione che conferiscono a questa prelibatezza un sapore unico. Per quanto riguarda l'abbinamento, abbiamo provato il Vigna Vinieri 2003, cru di Montesole ed il Taurasi di Tecce 2007, quest'ultimo gentilmente offerto da David Barrygreen, insieme al Kupra 2008 di Oasi degli Angeli.

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I falò di Tecce



Come da qualche anno a questa parte, Luigi Tecce, produttore di uno dei migliori Taurasi, organizza per il 24 Giugno una festa nel suo "clos"dal carattere nello stesso tempo pagano e cristiano. Approfitta di questa data per far convergere diverse motivazioni che originano la manifestazione :

il suo onomastico, il compleanno, il solstizio d'estate e quindi la celebrazione di un nuovo ciclo della natura. La festa ha anche un minimo di componente esoterica, ci ha spiegato, con i falò che ardono purificando ogni cosa , stratificati con un ordine capovolto : i piccoli tralci derivanti dalla potatura verde sotto, quelli un pò più grandi sopra, ed infine alla cima della piramide ciò che doveva essere sepolto nella terra, e cioè le radici. Ma l'atmosfera prevalente che si respira, non è certo quella cupa che con tali premesse si potrebbe immaginare, tutt'altro...Musica innanzitutto, tanta musica, è quello che troviamo appena arrivati. Ed è una musica che Luigi si è sforzato di organizzare valida per tutte le fasce d'età. Quella musica popolare che ti avvolge in una magica convivialità insieme a balli, cibo e naturalmente, tanto vino. A dispetto dei mezzi, certamente non infiniti, ottima l'organizzazione, a partire dai tanti amici che hanno aiutato Luigi nell'enorme parcheggio preparato per l'occasione con una veloce trinciata dell'erba secca, a finire ai cantinieri e agli addetti al barbecue che nonostante il calore della brace rovente che arrostiva loro il viso, avevano sempre un'espressione sorridente, felici di fare qualcosa per Luigi e per i suoi amici. Per gli amanti del gossip, c'era tanta bella gente, come si usa dire intendendo soprattutto gente importante e di potere. No, io intendo bella gente soprattutto nell'anima, negli sforzi che si fanno ogni giorno per produrre un vino sempre migliore, per ideare un piatto nuovo o più semplicemente per riscoprirne uno antico, insomma il filo conduttore dei presenti, e non poteva essere diversamente, era lo stesso del grande Luigi : la passione sconfinata nel fare il proprio lavoro. C'era il mago della pizza, Gino Sorbillo, "costretto" a pasteggiare a pane e cipolla dal presidente del comitato promotore dell'IGP per la Cipolla Ramata di Montoro, Nicola Barbato. C'erano i grandi "fianisti" Ciro Picariello (l'uomo che tinge le unghie alle formiche), Antoine Gaita(le vigneron) e Maura Sarno(la notaressa della qualità). C'era Sebastiano Fortunato (l'enologo D'Artagnan). C'erano Michele Sgamato e Gerardo Buono, del ristorante "La Fattoria del Campiglione" di Pozzuoli, la leggiadra Jenny Auriemma della "Locanda di Bu" di Nusco e di "Trattovia" recentemente ristrutturato a Ponteromito insieme al marito Antonio Pisaniello, Alessandro Barletta, slow-food altirpinia, da sempre culo e camicia con Luigi Tecce. E poi tutta la sfilza dei sommelier : Franco Notarianni, Annito Abate, Rita Lo Schiavo, Sabatino Randazzo, Gennaro Albano...ecc, ecc. Dulcis in fundo, la nostra cara Marina Alaimo, "in borghese", interessata più al soffritto di agnello che alle cipolle, soprattutto alle crude.



Si, il menù era composto da aperitivo-antipasto a base di "crudo di Ramata di Montoro", zuppa di soffritto d'agnello di carmasciano (ah, ci fosse stato Maffi qui, si sarebbe consolato...), salsiccia di maiale paternese, spiedini d'agnello alla brace (mi rifiuto di chiamarli arrosticini perchè appellativo abbruzzese, non irpino), contorno di Ramata di Montoro (ancora?), si ma in cartoccio, e alla brace, questa volta...

Abbinamento cibo-vino : aglianico, aglianico, aglianico...e ancora aglianico!!! (What else?).

Auguri Luigi...

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Convegno Assoenologi: Vigne e territori



Ancora un momento di approfondimento, formazione e confronto per la sezione campana dell'Assoenologi, guidata dall'ormai irrefrenabile Dott. Roberto Di Meo. Fortemente voluta, sia dall'associazione che dai produttori, la giornata di studio incentrata sulla viticoltura, nasce dall esigenza di approfondire analiticamente gli aspetti tecnico-specialistici che influenzano la qualità delle uve e quindi dei vini, proprio in relazione ai suoli, ai territori, ed ai sistemi di potatura verde e di nutrizione della pianta. Nel corso del convegno tenutosi oggi 16 Giugno, in collaborazione con Bayer CropScience, Consorzio Di Pietro e Consorzio Simonetti, dopo i saluti del presidente Di Meo e l'introduzione del prof. Luigi Moio, ha tenuto la relazione-chiave della mattinata, il prof. Fabio Terribile, ordinario di Pedologia presso la Federico II di Napoli, nonchè presidente del Sipe (società italiana di pedologia, scienza che studia la composizione, la genesi e le modificazioni del suolo). Autore di un interessantissimo progetto di zonazione di un'area della Valle Telesina finanziato dalla commissione europea con quasi due milioni di euro, il Prof Terribile non riesce a spiegarsi come mai tale lavoro, apprezzatissimo a livello comunitario, dall'assessore all'agricoltura della Regione Campania dott. Amendolara, provenienza Coldiretti, sia perfettamento ignorato.

Vi mostriamo le slides più significative, collegate alla relazione.( R 1)



Nel pomeriggio, alla ripresa dopo il coffee-break, è stata la volta del dott. Duilio Porro, ricercatore dal 1987 presso la fondazione Edmund Mach San Michele all'Adige, nella sperimentazione agraria per un'agricoltura sostenibile. E' stato impegnato nel corso degli anni, per conto dell'Istituto Agrario di San Michele, nelle Unità Operative " Viticoltura" e " Fisiologia delle Piante" e sta tuttora portando avanti un intenso programma sulla nutrizione delle piante. La sua relazione, tutta incentrata su " L'analisi fogliare, strumento di viticoltura avanzata", è così entrata nello specifico, individuando il ricorso all'analisi fogliare

quale strumento per la diagnosi delle carenze e degli eccessi di macro e micro elementi che concorrono alla nutrizione delle viti. " Essa rappresenta – ha detto il dott. Porro, riferendosi all'osservazione delle foglie – una fotografia istantanea del reale stato nutritivo fisiologico della pianta e fornisce anche una stima indiretta della fertilità del terreno, pertanto è uno strumento fondamentale per lavorare di precisione in vigna".

Ecco le slides : (R2)



Ultima relazione, quella del dott. Matteo Gatti, ricercatore presso l'Istituto di Frutti-viticoltura dell'Università degli Studi del Sacro Cuore di Piacenza. Anch'egli professionista di grande spessore con lavori indirizzati prevalentemente verso l'incrocio di cultivar( vitigni), selezione clonale, caratterizzazione di biotipi autoctoni,, nutrizione minerale, e gestione della potatura invernale e verde. Oggetto della sua relazione "La potatura verde quale strumento di tecnica colturale".



Essa rappresenta un valido strumento nelle mani del viticoltore, non solo per migliorare l'efficacia dei trattamenti fitosanitari, ma anche come possibilità di modulare i processi di fecondazione e allegagione, la composizione fisico chimica dell'acino e quindi del grappolo attraverso sfogliature, sfemminellature e cimature, fatte in fasi fenologiche ben precise.

Ancora una carellata di slides : (R3)

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Slowine a ... tavola



Cosa mangiano i degustatori slowine? L'esigenza di essere sempre lucidi durante tutto l'arco della due giorni appena tenutasi, ci ha dettato delle regole molto stringenti rispetto al menù che abbiamo proposto. Naturalmente ci siamo tenuti molto, ma molto leggeri, al limite di una sommossa collettiva del gruppo, seguendo il criterio di largheggiare (relativamente) solo a cena. Ciononostante, siamo stati costretti a modifiche, leggasi integrazioni, in corso d'opera al secondo giorno. Avrei voluto esprimermi a livelli altissimi, (sono o non sono "il cuoco della nazionale" ?)come sono solito fare quando sono alle prese con le mie pezzogne, ma il Pigna mi ha tarpato le ali e "democraticamente" mi ha imposto il seguente menù. Si inizia dallo "spuntino" della domenica sera, alle ore ventitre con un esterefatto(forse dal volo, ma non c'è fuso orario tra Brà e Napoli) Giancarlo Gariglio, che alla mia mia domanda, " hai bisogno di mangiare qualcosa? "mi rispose tuffandosi letteralmente sul solito prosciutto di montone, che esibisco generalmente quando ho commensali che di vino e relativi abbinamenti ne sanno quanto(in questo caso molto più di) me. La Marina (Alaimo) con nonchalance e con tono da concessione, semplifichiamo...non ho fame, ma se proprio insistete, assaggio qualcosa. Del Pigna, c'è bisogno che vi scriva... ? Consuntivo : il prosciutto di montone, come si dice, ridotto all'osso, ma davvero!!! Mezza pezza di carmasciano, un vassoio di prosciuttino e una soppressata di quei "signori" che mangiano due volte le mele, puff...spariti. " A nanna, che domattina ci tocca essere in forma ", dice big Luciano...



Lunedì, lauta colazione a base di caprese alla nocciola (siamo in Irpinia...), panettone al finocchietto selvatico e "soffice" alle pere, tutto a base di uova, non quelle di Maffi, ma delle galline di Tenuta Montelaura che pasteggiano a base di Fiano di Avellino docg, mica a Selosse qualsiasi (d'altronde dobbiamo valutare Fiano, mica chardonnay o pinot noir)... Finalmente si fanno le ore 13; 30, si va a pranzo! Ma quando mai...il Pigna dice " ci vogliamo fare quest'altra batteria, così nel pomeriggio iniziamo dai rossi ? "...e si fanno le 14;00!!! Andiamo a tavola, menù concordato direttamente da Lucywine con la Flavia : fusilli, fiori di zucca e podolico per primo e...basta così. Come, basta così? Si, dobbiamo essere lucidi per la degustazione del pomeriggio. E c'è voluto il bello ed il buono, per strappare solo l'integrazione di un pò di frutta. Sinceramente, non ce l'ho fatta a vedere la faccia sofferente di Pasquale Carlo e di Alessandro Barletta innanzitutto, ma anche degli altri, e così di soppiatto sono andato in cucina a recuperare qualche altro vassoio di fusilli...despota di un Pigna!!!

A cena, approfittando di un impegno(enogastronomico, of course) di Lucywine in quel di Portici, ci siamo dati ai bagordi: E giù di ziti, aringa affumicata e pupacchie( per i non Irpini, pepaccelle) per primo, testina d'agnello gratinata e polpette di lingua e guancia d'agnello per secondo e come "fromage", caciocavallo podolico, ma stagionato a tal punto da farsi riservare l'ulteriore caratterizzazione "di quelli che spaccano la lingua". Mi raccomando, non dite niente al Pigna...ma comunque, che vuole, il nostro lavoro l'abbiamo fatto, e pure bene!!! E' una soddisfazione vedere Giancarlo Gariglio davanti al piatto di ziti, contemplarlo come un bambino davanti a una vetrina di giocattoli, Monica Piscitelli aggredire, nonostante la notevole grazia femminile che normalmente la contraddistingue, la appetitosa testina d'agnello. Ma quello che ti apriva letteralmente il cuore era mister scarpetta, al secolo Alberto Capasso. Non ricordo un piatto che il grande Alberto non abbia onorato anche di scarpetta (oltre che di bis), un vero intenditore, un uomo dal mangiare( e non solo) slow. .Al mattino del Martedì appena arriva, il Pigna, mi chiede un cappuccino, allontanandosi dal bar e dirigendosi verso la cucina. Ritorna con uno "scantone"di pane ancora caldo, forno a legna e "criscito" e lo tuffa direttamente nella tazza. Sentenzia : "non c'è cosa più buona del pane caldo con il latte". Mangiando, mangiando, bofonchia qualcosa del tipo " Lello mi raccomando, oggi solo spaghetti al pomodoro", dico va bene, ma se non mi vuoi far linciare da mia moglie, e ne avrebbe di motivi oltre questo, "falla esprimere almeno con un prodotto della sua terra, la cipolla ramata di Montoro". Concesso, però mezza cipolla a testa, intera è troppo pesante...alzo gli occhi al cielo, ma eseguo e comunico alla chef che, per usare un eufemismo, non si dimostra molto soddisfatta del menù ordinato.



Solito rito del bis di spaghetti al pomodoro datterino, proveniente sempre da Montoro, e via con la ramata di Montoro al mosto cotto...un successo per la qualità, ma non per la quantità, e si sapeva...tutti sorpresi a far scarpetta nella salsina al mosto cotto rimasta nei vassoi!!! Altro successo le "ciliegie pallide", almeno così le chiamo io, non mi chiedete il nome della cultivar perchè non lo so, so solo che a dispetto della faccia bianco crema, perciò pallide, sono di un sapore eccezionale, e per giunta quasi a metri...zero( la pianta sta appena fuori dalla porta). Nel pomeriggio ultime batterie di degustazione e dopo la foto ricordo di prassi ed essersi salutati, si va tutti via. Ma siete sicuri? Ma manco per sogno...si rimane a godere della frescura tardo-pomeridiana dell'Irpinia (santa subito), stravaccati sulle tanto bistrattate sedie di vimini della Tenuta Montelaura da quel campione di taglio e cucito dell'orso di Bargecchia. Ma si sa, sotto a chi tocca!!! E stanchi, ma felici di aver fatto un bel lavoro, ci lasciamo accarazzare dalla brezza vespertina, quando tutt'a un tratto il Lucywine si lascia andare ad una consueta richiesta : " lello, non è che per caso hai qualche soppressata di quelle, io avrei dei tarallini in macchina che sono una favola", a mister scarpetta, dalla barba ormai bianca, gli si illuminano improvvisamente gli occhi e da slow diventa immediatamente fast..."si, si è una buona idea"...e si ricomincia...a tarallucci e vino, il resto lo potete vedere nelle foto.

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Fiera enologica di Taurasi

Aglianico low cost è stato il tema del laboratorio di degustazione di chiusura della dodicesima edizione della Fiera Enologica di Taurasi. Condotto da Luciano Pignataro, responsabile Slow Wine Campania, Calabra e Basilicata e Oto Tortorella degustatore interregionale Slow Wine, come al solito in stile "casual", senza ingessature e condizionamenti vari, ma ricco di spunti per la riflessione dei produttori anzitutto e a cascata, per i consumatori. Il laboratorio, magistralmente organizzato dalla condotta Slow Food Alta Irpinia-Colline dell'Ufita, di cui l'infaticabile Alessandro Barletta ne è l'anima, ha visto esaurite tutte le disponibilità di ieri sera, ma anche quelle delle serate precedenti. E, di questi tempi , come si poteva non partecipare ad un confronto così interessante e serrato su rapporti qualità-prezzo del vino di quest'area? In degustazione otto aglianici annata 2008 di areali diversi, a partire dai 600/650 mt slm dell'areale di Montemarano-Paternopoli, fino ai 300/350 di Venticano.


Barbassano Aglianico Campania IGT 2008
Le Masciare - Paternopoli
Frutto rosso molto presente contornato da note terragne e di sottobosco, tannino ben risolto, acidità e alcol in equilibrio. Ancora qualche nota vinosa da elaborare.

Irpinia Aglianico 2008
Luciano Barrasso - Taurasi
Note di marasca sottospirito, ma dal profilo complessivo un po' rustico. Tannini evidenti e saporiti, ma ancora spigolosi. Una buona spalla acida sostiene l'alcol.

Nero Latino Irpinia Aglianico 2008
Mier Vini - Taurasi
Una bella frutta che sfuma in sentori speziati. Le botti di castagno usate per l'elevazione donano note terrose. Buono l'equilibrio tra acido e alcol. Tannini ancora da digerire.

4 Contrade Irpinia Aglianico 2008
Cantine Manimurci - Paternopoli
Sentori sottili di marasca e pepe bianco, il tannino ben risolto e la freschezza donano un'ottima beva. In definitiva, un vino dal buon equilibrio.

Guaglione Irpinia Aglianico 2008
I Capitani - Torre Le Nocelle
Naso sottile di spezie e frutti, tannini molto lavorati, acidità sostenuta ed ottima beva.

Carazita Irpinia Aglianico 2008
Tenuta Ponte - Luogosano
Sentori terrosi e di sottobosco con frutta solo sullo sfondo. Buona acidità e tannino ben risolto in una fitta trama. Saporito e abbastanza lungo.


MAGIS Irpinia Aglianico 2007
Antico Castello - San Mango sul Calore
Frutta rossa e croccante che sfuma in uno speziato di pepe nero. Buona la spalla acida ed il tannino è robusto ma non astringente. Buon equilibrio.

Irpinia Aglianico Campi Taurasini 2006
Antico Borgo - Taurasi
Tanta frutta rossa di amarene e ciliegie che sfuma in un leggero speziato. Tannini abbastanza evidenti, ma ben lavorati e buon corpo.


Note di degustazione di Oto Tortorella



Questi vini erano in abbinamento con dei fusilli di pasta fresca al ragù misto maiale, vitello, e agnello ed inoltre, una tasca di pancetta d'agnello ripiena di pane raffermo uova, pecorino e prezzemolo. I piatti sono stati realizzati dalla collaboratrice della Comunità del cibo Valle del Calore Slow Food, Anna Colarusso, molto applaudita per la bravura, ma anche per la simpatia. Continuando sempre in maniera giocosa, si è cercato di verificare la corrispondenza del vino al cibo. E qui devo dichiararmi parzialmente in disaccordo con i relatori. Molto bene sulla pancetta d'agnello quasi tutti gli otto vini, ma assolutamente sovrastanti sui fusilli, eccetto che per l'ultimo vino in ordine di degustazione, l'aglianico Antico Borgo nel quale gli elementi di morbidezza prevalevano su quelli di durezza. A mio avviso perchè il ragù che condiva la pasta non era di solo agnello, anzi, prevaleva l'aroma delle altre carni dal gusto più semplice che in contrapposizione soprattutto a quei "caratterini" mostrati specialmente dai più muscolosi , per intenderci, quelli dell'areale Montemarano-Paternopoli-Castelfranci, facevano si che prevalesse nettamente il vino sul cibo. Ad ogni buon conto, l'intento era quello di segnalare al pubblico dei consumatori una categoria di vini di tutto rispetto, che seppure appartenenti ad una fascia di prezzo abbordabile, quasi tutti escono intorno ai cinque euro, rappresentano una valida proposta per un pranzo in compagnia di amici, per festeggiare una ricorrenza ecc. Bene, si spengono i riflettori sulla dodicesima Fiera Enologica di Taurasi . Il bilancio? Sicuramente positivo, non fosse altro che per il giro economico determinato nel comprensorio dalle circa centomila presenze complessive dei quattro giorni. Certo si poteva fare di più per allargare l'eco mediatica della manifestazione fuori regione, ma...come si dice in Irpinia, e credo anche altrove, senza soldi non si cantano messe, e purtroppo i "sacerdoti per le messe al dio aglianico" si sono chiamati fuori. Resta solo il "povero" Alessandro Barletta di Slow Food insieme alla pro-loco di Taurasi, che con pochi mezzi, ma tantissima professionalità e volontà hanno messo su una manifestazione molto più che dignitosa, anche se con qualche discutibile virata verso il filone "sagre paesane", ma che almeno colma l'assordante silenzio di chi istituzionalmente dovrebbe pensare a ciò e non lo fa.

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Fiano Music Festival nona edizione, prima serata

Si è aperto ufficialmente il Fiano Music Festival. Giunta ormai alla nona edizione, la manifestazione del bianco più rinomato dell'Irpinia ed oltre, ha aperto i battenti con l'esibizione musicale del Jazz Quartet di Virginia Sorrentino e con un laboratorio di degustazione di abbinamento formaggi e vino di cui non possiamo farvi il resoconto perchè era stato ufficialmente annullato, poi abbiamo saputo che comunque si è tenuto, ma con alcune modifiche. Possiamo solo dirvi che il laboratorio è stato condotto da Antonio Del franco dell' Ager con la partecipazione di Giuliano Del Mastro produttore di formaggi pecorini, ed in abbinamento sono stati serviti due Fiano del 2004, Mastroberardino e Cantina del Barone. Iniziato in sordina, col passare delle ore l'afflusso del pubblico si è incrementato mostrando un rinnovato interesse verso questa kermesse, apprezzata soprattutto dal pubblico giovanile. Apertura quindi con l'Happy Hour di frittelline preparate dallo chef del "De Gustibus" di Cesinali, alle quali erano abbinate le bollicine di Fiano di Montesole e dei Favati, lungo la strada principale invece, erano collocati i banchetti di degustazione delle circa venti aziende che hanno aderito alla manifestazione. Molte, purtroppo, le assenze notate nell'adesione. Nel prolungamento della serata, alle 22,00, Generoso Apicella(non è parente di Mariano) e Gennaro Albano, rispettivamente presidente regionale A.N.A.G.(assaggiatori grappe) e degustatore ufficiale, hanno tenuto un laboratorio di degustazione di Grappe di fiano, preceduto da un'interessante introduzione sull'ammonimento al pubblico presente rispetto all'importanza del "bere consapevole". Sabato 27 si riprende con tanta buona musica e con i laboratori del "Fiano d'identità".

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Fiano Music Festival nona edizione, seconda serata

Seconda giornata all'insegna sempre della buona musica, con “ I Solis String Quartet”, e del buon vino con i laboratori identitari :

Fiano di identità 1 L’identità di un singolo vigneto assorbita dal Fiano di Avellino Pietramara Etichetta Bianca “I Favati”Degustazione delle annate 2009 e 2010 Interventi: Responsabile dell’Azienda “I Favati” Rosanna Petrozziello, dirigente A.I.S. Avellino Degustazione a cura dell’AIS Avellino In degustazione una mini-verticale dei crù etichetta bianca Pietramara annate 2010, 2009 e 2007. L'identità di questo vino fa riferimento ad un unico vigneto che si trova nel territorio del comune di Atripalda e precisamente alla c/da Pietramara, da cui prende il nome il vino. La responsabile della cantina ha specificato che il crù si differenzia dal prodotto base solo per l'epoca di vendemmia, più precoce, e per differenti pratiche enologiche.

Fiano di identità 2 Montefredane e Lapio, due territori letti attraverso i Crù dell’azienda “Villa Raiano”. Degustazione di Fiano di Avellino “Alimata” e Fiano di Avellino “Ventidue” annata 2009 e 2010. Interventi: Responsabile aziendale “Villa Raiano” Alessia Canarino Degustazione a cura dell’AIS Avellino In degustazione i due crù Alimata e Ventidue, che insieme al crù di Greco Vigna Marotta, rappresentano il fiore all'occhiello della prestigiosa cantina. Il primo, Alimata, prende il nome dalla contrada dell'areale di Montefredane, nel quale si colloca il vigneto, mentre il secondo dai chilometri che separano la vigna, situata nel territorio di Lapio, dallo stabilimento di lavorazione : esattamente ventidue. Dei due prodotti sono state proposte in degustazione le annate 2009 e 2010. Quello che colpisce, emerso dalla esauriente spiegazione di Alessia Canarino, è il periodo molto prolungato di stazionamento sulle fecce fini del vino ottenuto da una preventiva macerazione pellicolare . Ultima nota per gli amanti della gastronomia, era in degustazione un' eccezionale lagana al ragù di zucca che purtroppo non abbiamo potuto assaggiare … ci siamo rifatti con una portata a base di maiale al forno e qualche fetta di soppressata gentilmente offertaci da Virgilio De Girolamo, anima del gruppo degli infaticabili ragazzi dell'organizzazione.

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I vini del Food Show di Ponteromito

Siamo a Ponteromito, una piccola frazione del ben più "famoso" Nusco, comune dell'Irpinia vitivinicola ad un tiro di schioppo dall' areale della docg del Taurasi, e a due da quelli del Fiano e del Greco. Montemarano è a cinque chilometri più in alto, Lapio a dieci, Tufo a circa venti. Per "lo spettacolo del cibo", traducendo letteralmente il nome con il quale Tonino Pisaniello ha battezzato questa manifestazione alla quale sospettiamo possano seguire altre edizioni, hanno collaborato alcune cantine dell' Irpinia che hanno offerto in degustazione propri prodotti in abbinamento ai diversi piatti presentati dagli chef.

 

Oro del Passo Fiano di Avellino docg 2009 A Casa

in abbinamento al panino alla genovese di agnello, dello chef Giovanni Mariconda di Taberna Vulgi

A casa

 

Bella vivacità di colore giallo paglierino con riglessi verdognoli, gira "a fatica" nel bicchiere, indice di una sostenuta consistenza, al naso sottili sentori floreali e fruttali, molto delicati che a mano a mano, accentuandosi la prevalenza di frutti esotici,diventano più intensi, ma non persistenti. In bocca, caldo, pieno, abbastanza fresco. La mano denota una corretta esecuzione con un equilibrio ben bilanciato tra le componenti di durezza e quelle di morbidezza, ma con una leggera prevalenza dei polialcoli dovuta, a mio avviso, all'elevato tenore alcolometrico.

 

Greco di Tufo docg 2010 Donnachiara

in abbinamento alla " Pizzafritt' vacant' con corbarini" di Lorenzo Principe di Luna Galante

Donna chiara Fiano

Vivido giallo carico dorato, anche questo vino increspa sulle pareti del bicchiere e ci dona un naso complesso : agrumi, frutti esotici, fiori bianchi molto intensi ed alla fine un lieve sentore solfureo. Al gusto denota subito il suo carattere di "rosso travestito da bianco". Grande struttura, rotondità e pienezza (un pò troppo per essere un Greco) occupano tutte le papille gustative. L'intensità è notevole, la lunghezza un pò meno, ma in complesso un bel vino, quasi ai livelli della 2009. Eccessivo per il piatto.

 

Irpinia Aglianicop doc "Anthonia" 2007 Cortecorbo

abbinato al "Marbrè" di carni alla "lombarda" di Mauro Elli da Como

Cortecorbo

Colore abbastanza vivace rosso rubino tendende al granato. La ciliegia matura si presenta prepotentemente al naso, insieme al ribes e all'amarena. Lo assaggiamo, e ci risulta staordinariamente morbido, pronto, dal gusto piacevole con appena una qualche nota tannica nel finale. Andando a leggere le note descrittive dell'azienda ci rendiamo conto del perchè : uvaggio all'85% di Aglianico. Abbastanza lungo, ma ci risulta comunque carente sul piatto, composto da carni in precedenza marinate allo Sfurzat.

 

Fiano di Avellino docg 2010 Vigne Irpine

abbinato alla "Scarola liquida" di Pompeo Limongiello dell' "Incanto" di S. Andrea di Conza

e allo "Scammaro" di Pasquale Torrente di "Al Convento" di Cetara.

Vigne Irpine Fiano

Giallo paglierino "classico", abbastanza consistente, naso chiuso, al limite dello scontroso. Dopo qualche minuto migliora mostrando alcune note floreali e fruttate. Bella freschezza dovuta ad una acidità sostenuta, anche se scissa e che quindi non va ad equilibrare le notevoli morbidezze pure presenti. Troppo greve rispetto alla delicatezza ed alla pregevole esecuzionedel piatto.

 

Aglianico Campania Igt 2009 Villa Raiano

abbinato al "Riso, cipolla Ramata di Montoro e cacao" di Paolo Barrale chef di "Marennà" dei Feudi di S. Gregorio di Sorbo Serpico

e all' " Acqua e farina" di Raffaele Vitale di Casa del Nonno 13 di Mercato S. Severino

Aglianico Villa Raiano

Rosso rubino , vivo e "parlante". Ci racconta di essere un ragazzino che ha voglia di vivere a lungo insieme ai suoi sentori di viola, di frutti di bosco e marasca. Ma la frutta rossa su tutto. Tannini robusti ma non eccessivi, struttura ben piantata e comunque piacevole nella beva.Bella lunghezza, su questo piatto forse troppa.

 

Irpinia Aglianico doc 2007 Gioviano Il Cancelliere

abbinato al Maialino con mela Annurca e olio alla vaniglia di Antonio Pisaniello della Locanda di Bù

Gioviano il Cancelliere

Bellissimo rosso rubino, carico e splendente. A scanso di equivoci, lo scrivo subito: ogni bottiglia di Gioviano 2007 aperta, merita almeno cinque anni di reclusione...infanticidio pieno!!! Avvicino il bicchiere al naso senza rotearlo, qui non ce n'è bisogno, e sale subito l'amarena, e poi la susina nera, in successione ancora, la mora ed un finale di fichi "mulignane"(melenzane), quelli belli, grossi e neri neri. In bocca è un'esplosione di sentori "ruspanti", tosti. Il tannino scalpita imperioso e ti avvolge le gengive, non bastano i quattro anni di affinamento per domarlo, anche perchè la notevole freschezza ne incrementa l'effetto. La potenza della struttura fa il resto. E meno male che c'era il "grasso" del maialino di Pisaniello in abbinamento...

 

 

Moscato di baselice Zingarella 2010 Masseria Parisi

in abbinamento al "bianco torrone all'olio di ravece di Silvia, Antonio e Giuseppe, pasticcieri della Locanda di Bù

Moscato di Baselice

Giallo dorato tendente all'ambrato, notevole consistenza, l'eleganza e la finezza dei profumi, primo fra tutti naturalmente quello della franchezza aromatica caratteristica del Moscato, rende giustizia al vino. In particolare ho potuto distinguere frutta gialla candita, albicocca matura, fichi secchi e poi sul finale, miele. Al gusto prevale la dolcezza ma non è stucchevole, avverto nettamente la frutta al pari dello zucchero, sapori supportati da una freschezza che bilancia egregiamente la morbidezza. Una lunghezza molto accentuata ci porta, nel finale, ad avvertire una perfetta pulizia di palato.

 

 

Bella serata, bellissime idee gastronomiche presentatevi dal grande Tommaso Esposito nonchè scoppiettante Tonino Pisaniello, sempre più "ad effetti speciali", che chiude la manifestazione con...i fuochi d'artificio!!!

Fuochi d'artificio

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Montemarano, la 29esima sagra del vino

Vino, podolica e tarantella. Questo è Montemarano!!!

Montemarano

E' tra i comuni più alti dell'Irpinia (820 mt slm), si raggiunge attraverso la strada che poggia sulla costa del Monte Toro, via Castelvetere. A conferma del carattere fiero e bellicoso, tipico degli Irpini in generale, dei montemaranesi in particolare, le origini della piccola cittadina sono da ricondurre al valoroso condottiero Mario Egnazio che su questi monti sconfisse perfino le milizie romane.MontemaranoUn territorio molto vario : in cima alla collina si estendono i boschi ed i pascoli sui quali insistono gli sporadici allevamenti di podoliche allo stato brado dai quali si ricavano gli eccellenti caciocavalli, più giù verso valle, si allungano i meravigliosi vigneti di aglianico che costituiscono l'altra risorsa del ridente paesino. Fino a pochi anni fa, durante la ricostruzione post-terremoto, Montemarano rappresentava, dal punto di vista socio-econmico, uno dei maggiori serbatoi di braccia per l'edilizia. Con il boom della vitivinicoltura, quelle braccia, insieme alle relative teste, hanno intrapreso con coraggio l'avventura della coltivazione più intensiva prima, e della trasformazione poi, delle loro uve. Sono nate così, e continuano a nascere anche a dispetto della crisi, in questo vocatissimo territorio, le numerose piccole cantine di cui godiamo i possenti vini proposti. Ieri sera, ho notato agli stand espositivi almeno quattro piccolissime nuove cantine. Sarà un bene? Sicuramente si, almeno per il fermento che è in atto, qui ma anche altrove. Insieme agli ottimi vini che abbiamo potuto degustare, notevole è stata anche l'offerta gastronomica. Primo fra tutti, l'assaggio degli stupendi caciocavalli podolici stagionati al limite dello "spaccare la lingua".

Montemarano

Ottima anche la "Minestra maritata" con la pizza di mais, notevole il baccalà sbollentato e servito con un sughetto bianco di peperoni sfritti all'olio montemaranese, gustosa, anche se fuori stagione, la carne di maiale con le "pepaine" (papaccelle). Unica nota negativa, l'assenza dei famosi mugliatielli, piatto tipico dell'Irpinia, ma che qui a Montemarano sono particolarmente buoni per l'aggiunta della trippa d'agnello alle altre interiora. Abbiamo mangiato, abbiamo bevuto, ora che ci rimane da fare? Ballare, of course!!! E ci siamo tuffati, complici i numerosi assaggi effettuati, io ed i miei ospiti dalla Grande Mela, Peter e Arlaine, negli ossessivi ritmi della tarantella montemaranese. Dopo mezzanotte, a mò di cenerentole, stanchi ma felici, abbiamo lasciato Montemarano, il vino e la tarantella con Arlaine che ripeteva : " I would live here!!!"

Caciocavallo

 

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Convegno Fisciano

Convegno Degustazione

L'adesione, nel 2009, dell'Osservatorio dell'Appennino Meridionale al CE.R.VI.M. (centro di ricerche vini di montagna)con sede in Valle d'Aosta e che annovera adesioni di realtà territoriali anche al di fuori dei confini nazionali, nell'ambito della U.E., ha generato i primi frutti. Il convegno tenutosi ieri nella sala conferenze del bellissimo Campus Universitario di Fisciano, è la testimonianza del proficuo lavoro di confronto messo in piedi con realtà vitivinicole dallo stesso filo conduttore : la viticoltura "eroica".

Falerno del Massico

I sistemi identificativi del Cervim, per tale definizione sono sostanzialmente riconducibili a pendenza del terreno superiore al 30%, altitudine superiore ai 500 mt s.l.m., sistemi viticoli su terrazze e gradoni,e viticoltura delle piccole isole. Si è fatto il punto, rispettivamente, attraverso le relazioni del dott. Francois Murisier, presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Cervim, sui sistemi di coltivazione che riducono le ore di lavoro richieste da tale viticoltura, e del Prof. Eugenio Pomarici, ordinario di Economia Vitivinicola presso la facoltà di Agraria della Federico II di Napoli, sugli strumenti di marketing per rendere economicamente sostenibile tale viticoltura. Nel pomeriggio, dopo una breve pausa di colazione di lavoro-degustazione prodotti e vini dell'agricoltura di montagna, si è tenuta una tavola rotonda dal tema "La viticoltura Appenninica scenario per il presidio ambientale e risorsa strategica del marketing territoriale", condotta dalla nostra Giulia Cannada Bartoli, valente giornalista esperta in comunicazione enogastronomica. Si sono sottoposti al fuoco di fila delle domande della nostra Giulia, il presidente del CERVIM, dott. Roberto Gaudio, il presidente di Assocamere estero, dott. Augusto Strianese, la presidente nazionale delle "Donne del vino" nonchè produttrice di vino da viticoltura "eroica" dott.ssa Elena Martusciello, Francesco Continisio, presidente nazionale Scuola Europea Sommelier, Daniela De Gruttola, presidente dell'associazione VI.TE.(viticoltori del tempo)e Francesco Iacono, vicepresidente "Arcipelago Muratori".

Convegno all'Università di Fisciano

Interessante il dibattito stimolato, che ha visto alcuni vivaci scambi di battute tra Daniela De Gruttola, che ha sostenuto l'esigenza di salvaguardare quanto più possibile la biodiversità di tutti i cloni allo studio e Francesco Continisio che invece ha sottolineato l'esigenza di non ampliare ulteriormente il panorama ampelografico con vitigni che magari sono riproposizioni di fenotipi già catalogati ma leggermente diversi.

Taurasi di Luigi Tecce

Grande fermento ed attenzione, quindi, nel mondo dello studio e della ricerca afferente al vino e alla viticoltura , particolarmente in quella praticata in condizioni estreme (qualcuno ha detto che il termine eroico si usa post mortem, e non è il nostro caso...perlomeno, non ancora). Come al solito la nostra bella regione è sempre all'avanguardia in termini di interesse, di valutazione e di focalizzazione dei problemi. Ma le note dolenti arrivano quando si tratta di concretizzare tali sensibilità . "Infatti- si sfoga infine Raffaele Beato, deus ex-machina dell' Osservatorio dell'Appennino Meridionale, molto contrariato dalle assenze istituzionali, sia nazionali che regionali – la Campania impegna per il comparto vitivinicolo, solo lo 0,7 % del bilancio agricolo regionale, mentre altre regioni, due esempi per tutte, la Lombardia ed il Piemonte ne dedicano circa il 7%, cioè dieci volte tanto!!! " Mah...voci di corridoio fanno risalire l'assenza dell'assessore Amendolara a problemi di "quote rosa". Ma come, nonostante la caduta del Cavaliere ancora lì, siamo???

Convegno

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Premiazione Radici

Luciano Pignataro Premiazione Radici

Nella splendida cornice di Masseria Bàrbera, un'azienda agrituristica di circa 50 ettari di proprietà di Riccardo Bàrbera , si è tenuta ieri la premiazione dei migliori vini di Radici Wines 2011. L'azienda, coltivata prevalentemente a oliveto(siamo nella dop dell'olio extravergine di oliva Castel del Monte) e vigneto, vide la luce negli anni dell'unità d'Italia grazie all'omonimo trisavolo dell'attuale proprietario.

Radici

La struttura, avente la tipica architettura pugliese di masseria fortificata, costruita con la classica pietra murgese, da ospitalità ai numerosi turisti stranieri appassionati di enogastronomia tipica italiana in generale e pugliese in particolare. Ed è in questo scenario che l'infaticabile Nicola Campanile, anima dell'associazione Propapilla, ha scelto di premiare, insieme al nostro Luciano Pignataro e a Franco Ziliani, notissimo titolare dei blog "Vino al vino" e di " Le mille bolle", i vini che le due giurie, pardon, commissioni(allo staff organizzativo questa parola non piace), quella internazionale composta da giornalisti e importatori di vino italiano all'estero, e quella dei ristoratori, enotecari, sommelier ed esperti del vino. Veloce introduzione di Nicola Campanile, reduce da due altre presentazioni tenutesi immediatamente prima di questa manifestazione, la guida alle migliori pizzerie della Puglia "Pizzaviaggiando" e "Dolde Guida", la guida delle osterie pugliesi, e di Betty Mezzina, nota esperta di vini dell' A.I.S. Puglia.

Gruppo assaggiatori

" Bisogna perseguire l'identificazione di un "Brand sud" – ha detto Nicola -che faccia della riconoscibilità e della qualità, i primi strumenti di crescita e successo commerciale delle nostre cantine, il nostro intento è quello di promuovere un appuntamento unico nel suo genere, che si consolidi negli anni come strategico punto di riferimento per le aziende del mezzogiorno, sia sul mercato interno che su quello internazionale." Anche in futuro – continua Nicola Campanile -l'obiettivo, con riferimento alle degustazioni effettuate, sarà quello di fare il punto sullo stato dell’arte della viticoltura del sud e di innescare tra tutti i produttori un circolo virtuoso che conduca a lavorare con impegno e passione alla riconoscibilità ed identità dei vitigni delle singole regioni. In un momento di crisi e di tendenza all’omologazione del gusto, la via da seguire è quella di definire un codice comune di coerenza stilistica e riconoscibilità del ricco patrimonio ampelografico del sud, vitigno per vitigno. Solo così, si potrà offrire agli interlocutori stranieri e non, una motivazione in più verso l’apprezzamento e l’acquisto dei nostri vini da vitigno autoctono".

Premi

Nelle parole di Franco Ziliani, invece, per l'edizione 2012, in programma anche il superamento dell'ultima innovazione del format di Radici Wines che prevedeva l'apertura all'aglianico e alla falanghina della Campania : si aprirà anche al Fiano di Avellino(finalmente!!!). Conclude Luciano Pignataro, inerpicardosi nella sottile distinzione tra l'esigenza di comunicare il vino, che era propria degli anni passati, tempi in cui bastava affidarsi ad una buona agenzia di comunicazione per risolvere il problema, con quella odierna del web 2.0 di informare, far conoscere e valorizzare i prodotti del territorio in rete e cioè ad un pubblico molto più vasto. "Il punto è – ha detto Luciano – far affermare i vitigni, i vini e le aziende nel panorama nazionale e internazionale, cosa che non è affatto scontata, infatti uscendo fuori dalle nostre regioni, questi vini sono poco conosciuti.

Radici

I nostri competitors, allora, non sono i produttori a noi vicini, ma altre realtà nazionali e internazionali con le quali necessariamente dobbiamo confrontarci." Nota di cronaca, per dire questo, il giornalista enogastronomico del Mattino di Napoli ha usato la colorita metafora del ragazzino che ferma il gioco portandosi via il pallone nel momento in cui il risultato non è a lui favorevole. Subito dopo le premiazioni, di cui vi diamo conto in immagini, e a seguire l'apertura delle degustazioni ai banchetti d'assaggio e la cena con tutti i produttori. Ultima nota, anche qui l'assessore di riferimento ha dato forfait...

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Salvatore Molettieri

Vigna

Ci sono momenti in cui chi è alla guida di un’azienda che ha meritatamente raggiunto alcuni traguardi importanti, rendendosi conto che il vento sta per cambiare direzione, invece di restare immobile ad aspettare che passi  “il cadavere del nemico”, decide di apportare gli opportuni  accorgimenti tecnici per rendere il prodotto ancora più appetibile rispetto alle rinnovate preferenze stilistiche, e già che si trova, tendere anche a riportare la produttività a livelli accettabili, sempre nel rispetto della qualità. E’ precisamente quello che ha fatto  e sta facendo Salvatore Molettieri,  “ il re dell’aglianico di Montemarano”.

Vigneto "vecchio"

La famosa  “Vigna Cinque Querce”, che tanto gli ha dato in termini di notorietà  grazie al vino che da lì proveniva e proviene ancora, è oggetto da qualche anno di questo tipo di ristrutturazione tecnica. Salvatore, che incarna il prototipo dell’irpino self-made, con tanta saggezza contadina alle spalle, già da qualche anno ha iniziato a modificare un sesto d’impianto,  un sistema di allevamento e una palificazione risalenti  alle prescrizioni  che più di vent’anni fa, attraverso la celebre legge regionale n° 42 (capitolo miglioramenti aziendali) lo Stapa-Cepica imponeva. Ora è cambiato tutto, per primo la normativa, che ormai prevede sesti d’impianto più stretti e quindi a maggiore densità di piante per ettaro, e prescrive inoltre, palificazioni in legno, più accettabili dei pali di cemento dal punto di vista dell’ecocompatibilità.

Salvatore Molettieri

E’ cambiato anche il gusto dei consumatori, che rispetto alla nuova tendenza della cucina, fortemente alleggerita, richiedono vini  meno “materici”, meno “muscolosi”, più fruttati, più acidi, più easy…insomma meno concentrazione,  ed equilibrio delle sensazioni organolettiche più spostato verso le durezze piuttosto che verso le morbidezze. Ed è proprio in queste rinnovate condizioni di mercato e di gusto che viene fuori lo spirito forte, tenace e combattivo dell’irpino. Per intanto Salvatore decide di non stravolgere tutto “dalla sera alla mattina”, procedendo ad effettuare espianti e relativi  reimpianti, pezzo per pezzo, anno per anno, questo per  rendere meno traumatico il passaggio dal “vecchio prodotto” al “nuovo”.

"Nuova" Vigna

Si modifica il sesto d’impianto e da  mt.1,50 x mt. 2,50 si passa a mt. 1,20 x mt. 2,20, e quindi dai circa 3000 ceppi per ettaro si passa ai circa 4000 del nuovo sesto. Allo stesso tempo, vengono asportati i vecchi pali in cemento ormai segnati dalle inevitabili rotture che i mezzi meccanici di lavorazione del terreno hanno determinato nel corso degli anni  e sostituiti con quelli di legno, e inoltre, si predispone l’allevamento a guyot (potatura a nuovo) piuttosto che a cordone speronato (potatura sul vecchio) che aveva determinato la bassissima produttività della vigna, ormai ai limiti dell’accettabile.  Intanto che mi racconta queste cose con la solita passione di sempre, intravedo, per un attimo,  un velo di amarezza negli occhi quando mi fa un veloce passaggio sull’incomprensione di questa operazione da parte di pezzi di stampa specializzata che invece di tentare di capire la motivazione di questa ristrutturazione, magari informandosi direttamente da lui, ha lasciato credere che fosse un intervento finalizzato alla definitiva smobilitazione.  Ma è solo un attimo, riprende subito a parlare dei figli, le colonne dell’azienda, di “Peppo”, che è un mago sui trattori e sull’escavatore, di Luigi che si da fare nel commerciale ma anche nelle vigne, di Giovanni, l’enologo di casa e del piccolino (14 anni) che già incomincia a mostrare interesse un po’ in tutti i settori dell’azienda di famiglia.

Salvatore Molettieri

Gli leggo negli occhi l’amore per la terra, per le vigne e per la famiglia, insomma quello che ci si aspetta da un umile contadino dell’Irpinia degli anni  ’80 che è arrivato a far parlare di Montemarano , dell’aglianico e della Vigna Cinque Querce, la stampa specializzata di tutto il mondo. Volete mai che possa distruggere tutto questo???

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Oi Nì Tenuta Scuotto

Tenuta Scuotto

Il caldo si fa sentire, ma la voglia di testare ancora una volta i Fiano di Lapio è più forte. E se vi aggiungete il richiamo dei “mogliatielli di Lapio” della signora Carmela, ben pubblicizzati dal comitato organizzatore dell’evento “Alla Corte dei Filangieri”, proprio non vi si può rinunciare!!! Bella manifestazione, anche se con il Karaoke e la discoteca all’aperto soverchianti rispetto al resto L. Insieme a Franco Notarianni, sommelier dell’AIS di Avellino, e a Renato Maffei, la memoria storica della grafica del vino in Irpinia, ci avventuriamo tra i diversi stands delle cantine di Lapio, Sentiamo delle belle cose, ma…già sapevamo.

Oi Nì Tenuta Scuotto

Quello che ci ha piacevolmente sorpresi, invece, è stato l’ “ Oi nì “ della Tenuta Scuotto. L’avevamo assaggiato già “da botte”, insieme al Pigna e a tutto il cucuzzaro di Slow Wine su invito dell’enologo dell’azienda, Angelo Valentino, presso la sede della cantina. All’epoca il vino mi era sembrato più chiuso, prometteva già sfaceli, ma si fermava al livello di promessa. Ma andiamo per gradi. L’idea di realizzare questo vino nasce dal un mix di passioni, quella dell’enologo di scuola francese (Angelo ha collaborato per il passato con il prof. Moio in alcune cantine anche dell’Irpinia), e quella dei titolari della cantina, imprenditori “di mestiere”!!!  “Questo vino, infatti, è stato concepito per essere un prodotto atipico ma che conservi la maggiore concentrazione di naturalezza possibile – ci dice Adolfo Scuotto, il titolare che ha raccolto il testimone dal padre Eduardo. La fermentazione in botti Alsaziane(ovali) e a temperatura controllata, avviene senza lieviti selezionati, il vino non viene né filtrato né stabilizzato, deve soltanto percorrere il proprio processo di maturazione. Ne ammiro il colore “denso” che lascia già presagire un forte grado di concentrazione. Lo porto al naso, e mi si apre un mondo sterminato : su tutto la vaniglia, ma poi in succesione, frutta matura, quasi confettura, di frutta gialla, canditi e pasticceria completano il quadro olfattivo.

Oi Nì Fiano vendemmia 2011

La bocca è piena, morbida ma al tempo stesso l’acidità sostenuta bilancia bene il “calore” del vino (quasi 15°). Una lunghezza indescrivibile fa da chiusura a tutto il percorso. Essì che ci ha colpito…si tratta di uve provenienti da una vendemmia tardiva (prima decade di Novembre) con fermentazione in legno a temperatura controllata (7°) e permanenza su fecce fini per 12 mesi. Ulteriori sei mesi di affinamento in bottiglia completano il processo produttivo. L’aver chiamato così questo vino, la dice lunga sul rapporto di Adolfo con “ Oi nì “, ed essendosi sposato da poco può essere di buon auspicio…

Mugliatiello al ragù "Strozzaprieviti" al ragù di mugliatiello

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